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Neuroni retinici e ritmo circadiano: quanto la luce influenza la nostra vita?

Gli occhi comunicano con il cervello e per anni si è creduto lo facessero esclusivamente attraverso un’unica tipologia di segnalazione.

Uno studio recente ha dimostrato come alcuni neuroni retinici prendano, invece, una strada che sembra meno scontata.

Una ricerca condotta alla Northwestern University, ha scoperto un sottoinsieme di neuroni retinici che invia segnali inibitori al cervello, i quali sono coinvolti nell’attuazione di comportamenti inconsci come la sincronizzazione dei ritmi circadiani e la costrizione della pupilla in presenza di luci molto intense.

Grazie a questa scoperta diventa possibile comprendere e studiare i percorsi attraverso i quali la luce influenza il nostro comportamento e quindi la nostra vita.

Per condurre lo studio, Schmidt, professore assistente di neurobiologia presso il Weinberg College of Arts and Sciences della Northwestern, e il suo team hanno bloccato i neuroni retinici responsabili della segnalazione inibitoria in un topo rilevando che nel momento in cui il segnale è stato bloccato, la luce fioca è stata più efficace nel modificare i ritmi circadiani.

“Questo suggerisce la presenza di un segnale che proviene dall’occhio e che inibisce attivamente il riallineamento dei ritmi circadiani quando la luce ambientale cambia, il che era inaspettato”, ha detto Schmidt. “Questo però ha un certo senso affinché non si regoli ogni volta l’intero ritmo circadiano per le più piccole perturbazioni del ciclo luce/buio ambientale, ma solo se il cambiamento di illuminazione è importante”.

“Questi segnali inibitori impediscono al nostro orologio circadiano di resettarsi alla luce fioca e prevengono la costrizione pupillare in caso di scarsa illuminazione, entrambi fattori adattivi per una visione corretta e per le funzioni quotidiane”, ha detto Tiffany Schmidt della Northwestern, che ha guidato la ricerca. “Pensiamo che i nostri risultati forniscano un meccanismo per capire perché il nostro occhio è così squisitamente sensibile alla luce, ma i nostri comportamenti subconsci sono relativamente insensibili alla luce stessa”.

Inoltre, il team di Schmidt ha anche scoperto che, quando i segnali inibitori provenienti dall’occhio venivano bloccati, le pupille dei topi erano molto più sensibili alla luce.

“La nostra ipotesi è che questo meccanismo impedisca alle pupille di restringersi in condizioni di luce molto bassa, ciò aumenta la quantità di luce che colpisce la retina e rende più facile vedere in condizioni di scarsa illuminazione. Tale meccanismo spiega, almeno in parte, perché le pupille evitano di restringersi finché la luce non si intensifica” spiega Sonoda, ex dottorando del programma interdipartimentale di neuroscienze della Northwestern University, è il primo autore della ricerca.

 

(Fonte IAPB)